Nello scrigno magico ed incantato di Piazza di Siena si può trovare qualsiasi cosa: dal commerciale, mondano, buona cucina, spettacolo... ma per gli appassionati del settore Piazza di Siena rappresenta sempre l’appuntamento equestre per eccellenza fatto di storia, tradizione, eleganza equestre.L’antica erba- the holy grass come è definita quella di Aachen- non c’è più. A mancare non è solo il colpo d’occhio di un tempo ma elasticità e compattezza che si sperava di assicurare in occasione di una manifestazione agonistica di levatura internazionale. Al suo posto un sabbione che va a costituire un fondo insidioso, scivoloso e troppo duro per i cavalli- bastava sentire la sonorità marmorea del galoppo nelle doppie gabbie o nelle gare a tempo ad esempio i 42 m della seconda manche del Gran Premio Roma, Anche Raimondo D’Inzeo ha tuonato, dall’alto della propria esperienza, sull’inadeguatezza del fondo di cui ha risentito perfino Sapphire, la cavalla montata da Ward, trionfatrice del Gran Premio di Domenica.
Ho visto tanto pubblico. Moltissimo la domenica e con grande rammarico moltissimo il sabato giornata della gara di Potenza. Non se ne abbia a male nessuno, ma la potenza- antico retaggio di una doppia prova che prevedeva una gara di elevazione e di estensione- oggi sopravvive come gara solo spettacolare e sconvolgente per cavalli che non sono degli specialisti- una volta esisteva davvero il cavallo da Potenza- ma che nella loro vita fanno tutt’altro. Tutti cavalieri italiani iscritti al Premio di Potenza. Gli stranieri- molto ragionevoli e forse desiderosi di risparmiare i propri cavalli che dovevano riceversi da 2,20 m con tutto il peso sugli anteriori su di un campo davvero poco elastico- hanno dato forfait. Il povero Clyptol- castrone sauro montato da Ernesto Marchioli- credo che abbia visto un “mostro”altissimo al cui cospetto abbia solo desiderato fuggire a gambe levate! Un pubblico dicevo distratto, meno colto e sofisticato di quello di un tempo, che quasi non respirava pur di non turbare la prestazione del binomio in campo. Fischi come nella monta western nelle categorie a tempo, applausi e schiamazzi fuori contesto e ciò che più grave durante gli inni stranieri- quel che peggio l’italiano- molti esitavano ad alzarsi e per giunta rimanevano seduti. Dettagli insignificanti, direbbe qualcuno. Mancanza di una sensibilità o coscienza equestre che fa parte del mondo del cavallo, quando nobiltà – che non è solo un blasone di famiglia- andava di pari passi con l’arte equestre! Forse è svanito tutto in polvere da quando hanno tolto anche il manto erboso che ricopriva l’ovale e sono scomparsi anche i fiori- le azalee!- e le piante, le tante piante!
Nella giornata del sabato 29 maggio, prima della Potenza, si è svolto un piccolo Gran Premio- Hippogrup Roma Capannelle H.1,50 davvero indimenticabile per la maniera in cui i cavalieri hanno montato. Abbiamo seguito ogni momento ed ogni “rito” agonistico del salto ostacoli, dalla ricognizione all’entrata in campo, all’uscita dal magico ovale. Ognuno lo fa col suo stile, col suo carattere, col suo umore. C’è tutto un mondo, una vita, una intensità intima ed emozionale in questi gesti. Oggi si è troppo intenti a vedere il cronometro o la barriera che è rimasta su, la giacca tal dei tali, la martingala innovativa, il sottosella sgargiante . Vi siete persi l’assetto leggero o come si definisce il “driving seat” dell’americana Hillary Dobbs sull’holsteiner Corlett, lei che nel fisico robusto per nulla disturbava la galoppata agile del proprio cavallo tedesco, strano a dirsi! l’americana non ha saputo ritrovare lo stesso equilibrio interiore e la stessa fluidità di baricentro in Gran Premio Roma. Vi siete persi il volto serissimo e concentrato di Kirchoff, il tedesco per eccellenza sull’Hannoverana Quinta. Entrambe enormi e titanici, ma entrambe delicatissimi: la mano di Ulrich resisteva e cedeva in continuazione ad ogni variazione di equilibrio, per voler dire tante minuscole cose, impalpabili come il pulviscolo evanescente. John Whitaker, poi, rappresenta la classicità, l’evergreen, il rispetto per il compagno cavallo. La bocca sfiorata sovente, ma sempre con grazia, con timore, con riconoscenza, leggero in sella e nel riceversi un indugio sempre in più a non gravare sulla schiena del cavallo, un gioco infinito con l’equilibrio, invisibile rivale, non con il cronometro o con i rivali di gara, ma con gli ostacoli e con la balance in movement . Se scappano gli errori, questi fanno parte del metodo sulla bilancia dei baricentri.
Scene da ricordare
Non una, ringraziando il cielo. Filippo Moyersoen che in ricognizione di percorso conta i tempi senza accanirsi o senza ansia e trova il tempo di dare un consiglio, fermarsi a parlare con dei rivali che in realtà sono degli amici. A lungo si è soffermato a commentare e a confrontarsi con Massimo Grossato su come ben interpretare una linea, più interessante messa da Vezzani. Con il corpo mimava le azioni i pesi muscolari e corporei e indicava il punto preciso della ripresa di equilibrio prima di entrare in una gabbia. “Giocava” con l’aria come se essa avesse avuto redini e bocca! Sempre Filippo su “Zenzerino” di Santa Marta- come affettuosamente ama definire il soggetto italiano- ha eseguito una gara tutta personale, tutta stile Filippo Moyersoen! questo piccolo stalloncino , insanguatissimo, spesso con lo sguardo furbetto in gara senza martingala, chiudi bocca, solo con montante della testiera e filetto, redini e sella. 5 errori che valgono zero. Per il cavallo una carezza comunque di riconoscenza e poi il cavalier Moyersoen allenta il sottopancia, redini alla fibbia, naso avanti ed esce dall’ovale sabbioso mentre Pius Schwizer sul suo gigante Verdi III castrone baio olandese arriva con baldanza a portare a termine il suo clean round. C’è George Morris in ricognizione, a bordo campo, tra gli stand del concorso. Una presenza fisica solida e forte come una quercia secolare,anzi essendo americano una sequoia! Il volto è rimasto lo stesso, come levigato dal tempo, il suo passo a terra è un po’ “asimmetrico”diremmo con gergo equestre. Ma quando conta le distanze è perfetto: nell’incedere sembra a cavallo, sembra stia montando davvero e mentre guarda ha già fotografato ogni cosa, ogni sfumatura, ogni girata. Carismatico ed ironico, acutissimo. Tiene con grinta unita la squadra come se lui fosse la bandiera USA con tutte le sue stelle di carriera, e gli atleti ed i cavalli le strisce ! Ricorderò sempre l’abbraccio finale di Piero e Raimondo che hanno voluto tra loro l’amico Atleta: loro oro e lui argento alle Olimpiadi di Roma ’60. in questa edizione c’erano i Whitaker, John e Michael, altri baluardi dell’equitazione ( quella con la e maiuscola) dello sport equestre e di tutti i suoi principi saldi ed eterni che oggi vivono in loro. In Italia i D’Inzeo, poi varcando lo stretto della Manica nella piccola Grande Inghilterra Whitaker e Skelton, ed oltre Oceano in America George Morris e la sua equipe fatta di amazzoni e cavalieri, che con grande determinazione portano a trionfare nel mondo il metodo di monta naturale inventato da Federico Caprilli, che torna a vincere anche sui tracciati di oggi. Questo è lo stile classico!
Ho visto anche una altra cosa bellissima, che ci parla di famiglia che si unisce a doppio filo con l’equitazione. 48mo a partire nel primo giro del Gran Premio Roma, è giunto nel palco Snai per sedere con la propria famiglia Natale Chiaudani, il cavaliere azzurro classe. prevalentemente ha parlato a lungo con la figlia Lucrezia, che oggi ha 20 anni. Ha guardato tanti percorsi , studiando la linea triplice gabbia- importantissimo rientrare in 5 tempi per avere poi due tempi fluidi in gabbia- ed ha seguito con grande spirito di squadra il percorso di Gianni Govoni sul castrone Westfalen Aboyeur. è balzato all’occhio il profondo feeling ed intesa tra papà Natale e la figlia Lucrezia. Quando è stata la volta del percorso di Chiaudani, la figlia ha vissuto con grande ansia e scandito ostacolo per ostacolo il lunghissimo giro che il padre ha interpretato con grande meticolosa puntualità. contratta sul volto, preoccupata e desiderosa per il padre di tutto il meglio possibile, è balzata in piedi al termine del percorso netto del cavaliere Chiaudani come se potesse con un salto arrivare in campo ad abbracciare il genitore! si è invece inquietata moltissimo quando ha visto il padre nel secondo giro accelerare sempre più a caccia di un gran tempo su Snai Seldana. Nella dirittura finale Loro Piana, la cavalla troppo in avanti al galoppo, si è allungata moltissimo, fino a prendere la barriera in entrata proprio con l’anteriore.”Papà non ha mai accelerato così tanto”ha esclamato con rabbia la giovane Lucrezia, portandosi le mani tra i capelli e ricadendo nervosamente sulla sedia!
Prima piazza di Siena senza Marcello Mastronardi. Una personalità da non dimenticare...
Mastronardi ci ha lasciato circa una ventina di giorni fa. Durante la 78ma edizione di questa Piazza di Siena appena conclusa, è stato ricordato e commemorato molte volte. Perché questa è stata la prima edizione di Csio Romano senza il grande Chef de piste che dal 1973 fino agli anni ‘90 ha impreziosito lo splendido ovale come un giardino fiorito con percorsi lineari, limpidi e “leali” senza false distanze o insidie rischiose per i cavalli. Non amava questi espedienti tecnici per apparire innovativo o per creare uno show inutile lesivo per i cavalli. Sui suoi percorsi bisognava vincere con stile e tecnica, testa e cuore oltre che con sensibilità. Asciutto, elegante, ironico, amatissimo dalla stampa per la sua grande comunicativa. Di una serietà e precisione a dir poco maniacale. I suoi campi di gara non erano dei labirinti fitti di ostacoli, erano delle geometrie altamente coreografiche, architetture affascinanti ben proporzionate con le caratteristiche del terreno di gara. Non tutti sanno che l’ostacolo Colosseo era stato lui a volerlo, in collaborazione con gli artigiani di Cinecittà- ed anche quest’anno come da molti anni questo ostacolo artistico era presente nel grafico del Gran Premio Roma- E’ stato lui a creare la figura dello Chef de Piste, a ritagliare uno spazio decisivo ed un ruolo di prestigio per il disegnatore di percorsi come mai era accaduto prima del suo arrivo. Ha rappresentato lo spartiacque tra il gen. Lombardi- suo predecessore a Piazza di Siena espressione dell’equitazione italiana del dopoguerra- interpretando le moderne esigenze del salto ostacoli attuale fino a reinventare lo spirito ed il ruolo del costruttore di percorso pur nel rispetto della migliore tradizione equestre classica. Se n’è andato all’improvviso, come l’erba di Piazza di Siena, le azalee e i tronchi di betulle, tradizionale materiale usato per un tipo di ostacolo che in Piazza di Siena era una istituzione.
|