di Giulia Iannone
 
 
 
 

Giorgio Nuti.... “Bisogna avere voglia di lavorare”
Intervista a cura di Giulia Iannone

Come cavaliere è impossibile ricostruire tutto il curriculum!
“C’è poco da ricostruire, non me lo faccia fare per favore, per l’ennesima volta!!!”
Così comincia il dialogo con il cavaliere, istruttore italiano Giorgio Nuti, impegnato a pieno nel settore della formazione equestre, in giro per l’Italia. Appena rientrato a casa, ci ha permesso di dialogare un po’ al telefono con lui:
Stia tranquillo. Si fidi della mia capacità di sintesi. Come cavaliere Lei ha montato e gareggiato con i Fratelli D’Inzeo e con Graziano Mancinelli. Che impronta hanno lasciato sia nella sua identità di cavaliere che di istruttore?
“ Nella mia chiamiamola carriera equestre,  ( ma in fondo, non ho mica vinto tanto!), certi cavalieri ed istruttori mi hanno lasciato una profonda eredità equestre. Tra i primi io collocherei sempre mio padre Romano, poi I D’Inzeo e Mancinelli. Queste personalità mi hanno insegnato a fare dello sport serio, con professionalità, impegno e dedizione. Mi hanno suggerito la voglia di trasmettere un insegnamento equestre. A  furia di rubare con gli occhi...sentire, toccare con mano, oggi posso fare formazione. Dirò sempre grazie a questi Campioni ed assoluti uomini di cavalli”
Lei ha un record ancora imbattuto: è l’unico cavaliere italiano ad aver vinto tutti e 3 i campionati nazionali delle 3 discipline...
(scoppia a ridere e non mi fa andare avanti) “Ma... da junior!!! Non conta. Questi non sono record. I record veri sono diversi!!!!!”
Così mi annulla il collegamento con la domanda successiva! Era un modo per unire le 3 discipline equestri ed armonizzare la tecnica passando attraverso un comun denominatore di lavoro...
“certo. Ha ragione! E’ vero che anche nel settore del completo ho avuto enormi istruttori che mi hanno insegnato tantissimo, come il Dott.Zecchini, uomo di valore straordinario dal punto di vista umano e tecnico. Purtroppo è poco conosciuto. ”
lei è la persona più adatta per spiegare agli allievi quanto il dressage o meglio il flat work sia importante anche per il salto ad ostacoli, no?
“e’ il discorso che stiamo facendo, va bene con l’Ancce-associazione nazionale concorso completo) ma con la Fise Lazio, degli stage di formazione con anche il Dressagista Italiano Paolo Margi, presso i Casali san Nicola”.
La fermo, perché poi ci arriviamo. Terzo punto della sua carriera di cavaliere: è indissolubilmente legato a questo cavallo fenomeno Ninja, da lei scoperto e portato alla ribalta, oggi montato da R.G.Bengstonn.
“non sono legato solo a questo cavallo. Ne ho tanti che sono andati all’estero e che poi sono diventati dei buoni cavalli. River Rock, che era del cavalier Mancinelli , che ho montato a 6 e 7 anni, è andato in America ed è diventato un buonissimo cavallo, Baltimor del Sig.Palman, che Mancinelli comprò e che montavo io, dopo i campionati del Mondo fu comprato da Un Giapponese e partecipò alle Olimpiadi con un Giapponese. Ce ne sono tanti di cavalli di cui potrei parlare. Ninja è stato l’ultimo soggetto nel quale ho sempre creduto, fin dall’acquisto, ad oggi. Ho avuto uno sponsor che mi ha lasciato lavorare, con calma e tranquillità,  mica poco! Ed i risultati si sono visti. Adesso è montato da un cavaliere forte che lo interpreta benissimo. Ninja ha fatto una ottima trafila”
E’ stato naturale, il passaggio da cavaliere ad istruttore?
“e’ venuto tutto da sé. Quando montavo a cavallo mi chiedevano anche di insegnare. Ma la prima persona che mi ha mandato in Italia a fare degli stage è stato Haenk Noren, all’epoca in cui era tecnico della federazione. Lui mi disse di lavorare occupandomi dell’Italia da Roma in giù, Lui invece si spostava nella parte nord, da Milano a Bologna”.
Ho avuto modo di osservarla mentre insegna. Mi sa che si diverte tanto!
“E’ una cosa che mi piace fare. Dico sempre che se riesco a trasmettere ad alcuni la vera essenza dell’equitazione, sono  già contento. Credo in quello che faccio come  credo in quello che insegno. Ho avuto, come detto, degli ottimi esempi”.
La formula dello stage è un po’ limitativa e rapida. Come approccia il lavoro?
“intanto guardo il lavoro in piano e lo svolgimento degli esercizi, come hanno i cavalli in sintonia e come sono lavorati. Da ciò faccio nascere degli esercizi mirati in base al livello di preparazione manifestatomi sino a quel momento. Se si creano degli appuntamenti ciclici, allora lo stage si trasforma in un vero e proprio lavoro di routine e non più una cosa nuova”.
Mi consenta una domanda insidiosa. Insegnando per tutta Italia, quali sono le carenze e le problematiche più ricorrenti dei binomi che le capita di incontrare?
“in generale, il problema sostanziale di tutto è il lavoro in piano. Noi dobbiamo lavorare i nostri cavalli per portarli in equilibrio. E’ un discorso ampio, argomentato e preciso. La base è fondamentale ed è rappresentata dalla preparazione del cavallo in piano”.
E’ il meraviglioso concetto di George Morris?
“ non è solo di George Morris. E’ la base di tutta equitazione fatta bene. Si George Morris, i Pessoa, Albert Voorn- con tutti loro io ho fatto stage- tutti dovrebbero lavorare in questo sistema. L’equitazione è una sola.”
Parlavamo di questo stage combinato: lavoro in piano propedeutico al salto. Accanto a lei in campo ci sarà Paolo Margi. Raccontiamo questa sinergia.
“trovo che questa formula sia bellissima. Paolo Margi non è solo un dressagista, ma ha fatto anche salto ostacoli e dopo si è specializzato in dressage. Conosce perfettamente la biomeccanica del cavallo e del movimento e del salto. Ci insegna un lavoro in piano semplice, utile ed efficace, base utile e comune anche alla disciplina del salto ad ostacoli. Ripeto, purtroppo nella didattica equestre, manca la base.”
il suo dialogo cambia nel caso in cui lei lavori con istruttori od allievi?
“No. Anzi cerco di trasmettere agli istruttori con semplicità. Sarò a Roma e contemporaneamente lo stage avrà un risvolto di formazione per gli istruttori.”
Lei sarà di nuovo a Roma, A Montelibretti, per un ciclo di stage per l’ancce. Lei si intrufolerà del Tempio del completo per eccellenza. Cambia in qualche modo o l’approccio è sempre il medesimo?
“l’approccio è lo stesso, in quanto il salto ad ostacoli è sempre uguale. I completisti sanno lavorare bene in piano, a loro manca un po’ più di esperienza in concorso. Anche se il cavallo eventer ha delle sue particolarità specifiche, la tecnica è comune”.
Cosa vorrebbe divulgare meglio attraverso questo suo lavoro di formazione?
“l’equitazione semplice e facile se fatta nella maniera giusta ed ordinata. Nulla di più. Si parla sempre troppo e non si arriva mai addentro a quelle che sono le cose importanti da affrontare”.
Prossimi progetti di Giorgio Nuti. E poi...che fa?
“ a me piace molto insegnare e vorrei andare avanti su questo percorso poi vediamo. Non ho velleità, mi piace insegnare, credo in quello che faccio e che dico”
Per ottenere il suo numero di cellulare ho parlato con suo figlio Paolo, altro promettente cavaliere. Lui è l’allievo per eccellenza? Pregi e difetti!
“con il proprio figlio non è certo facile raggiungere un equilibrio nell’insegnamento. Le racconto questo: mio figlio ha chiamato come tecnico Albert Voorn per farsi fare lezione. Io ero accanto a Voorn a piedi, e mio figlio al termine del lavoro mi ha fatto i complimenti per il mio modo di fare istruzione. Paolo si arrabbia perché sono sempre in giro e poco con lui.”
Cerchi di dedicarsi di più al suo allievo eccellente. Ma secondo lei, quale è l’allievo ideale?
“colui che ha voglia di imparare, che non discute mai quello che gli si dice, colui che è paziente e metodico, diligente, che non ha fretta di bruciare le tappe. Questa è la mancanza che oggi è più visibile.”
L’istruttore ideale?
“colui che riesce a trasmettere il dettaglio tecnico con semplicità ed immediatezza”
Il cavallo ideale?
“Ninja, Silvano, Impeudoumi, cavallo federale ( il nome è un po’ trascritto ad orecchio!!!), Baltimor, Gaugain.  Sono quei cavalli che meglio hanno risposto al concetto di equitazione semplice e facile. Questo è il cavallo ideale. “
Il suo messaggio equestre più importante?
“bisogna avere la voglia di lavorare. Con calma, armonia e tranquillità. Però se non c’è voglia non succede niente”
Allora dovremmo avere tutti a casa Giorgio Nuti?
“No, non è vero. Noi abbiamo tanti cavalieri buonissimi però si perdono per strada perché non hanno abbastanza voglia di lavorare”.
                                                                                 
                                                                          Giulia Iannone


 
     
         
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